Eccezionata


L’inapparibile è un dizionario di parole appena nate.


Eccezionata: agg. Molto felice, eccitata ed emozionata. (Sara, 4 anni)

Giovanni Laera. Eccezionata è una parola macedonia. Alla stregua di voci come cantautore (cantante + autore) o cartolibreria (cartoleria + libreria), in eccezionata troviamo l’incrocio di due termini, in questo caso due aggettivi di origine participiale: eccitata ed emozionata. Eppure, la -e- interna rende questa parola ancora più interessante. Secondo alcuni studiosi, infatti, le parole macedonia sono quelle in cui si registra la fusione di almeno tre elementi, come nel tipo postelegrafonico (postale + telegrafico + telefonico). In eccezionata, dunque, accanto agli aggettivi citati, dobbiamo segnalare la presenza di un altro termine: eccezione. Perché quando siamo eccezionati – ci insegna la piccola Sara – non siamo solo eccitati ed emozionati, ma siamo anche molto felici. Forse la definizione più corretta di eccezionata ce la dà Peter Handke, premio Nobel per la letteratura per l’anno 2019: “Felicità − e contemporaneamente la sensazione, terrorizzante, che si tratti solo di un’eccezione”.


Leggere Coccole. La parola di Sara e la bellissima analisi di Giovanni Laera ci hanno immediatamente portato alla mente una storia tra le nostre più amate che vedono protagonista proprio una bambina, Anna. Stiamo parlando di Gorilla, uno dei capolavori di Anthony Browne, grandissimo autore e illustratore di libri per bambini. La storia narrata in Gorilla racchiude in sé moltissimi temi, facendosi a tratti metafora dell’infanzia stessa e tracciando una dinamica dei rapporti familiari che è davvero difficile non sentire vicina al proprio vissuto almeno in parte. Anna ama i gorilla e desidera poterne vedere almeno uno dal vivo: chiede al suo papà di portarla allo zoo ma lui è sempre troppo impegnato o stanco. In questa parte del libro le immagini si caricano di gelo e solitudine, che non accenna ad attenuarsi nemmeno in occasione del suo compleanno, giorno in cui il genitore si limita a regalarle un piccolo gorilla di peluche, puntualmente scaraventato in un angolo remoto della stanza. Durante il sonno della piccola però il pupazzo si anima assumendo dimensioni umane e conquista Anna con il suo sguardo caldo e profondamente rassicurante. I due raggiungono finalmente lo zoo, vanno al cinema e mangiano insieme dolci e gelati a volontà. Giunti quasi al termine di questa avventura, i due danzano insieme sul prato ed è proprio qui che si materializza il sentimento ben espresso da quell’eccezionata. Anna – dice a questo punto la storia – “non era mai stata così felice”: il culmine di quella felicità coincide proprio con il timore che quella sensazione resterà, appunto, eccezione. Lo stesso timore che ha anche chi legge non solo al risveglio della bambina, ma anche quando, alla fine della storia, Anna e il papà andranno finalmente a visitare i primati insieme: questa felicità è destinata a non ripetersi oppure il papà dedicherà più tempo a sua figlia in futuro? Il finale, come in ogni buon libro per l’infanzia, resta aperto a diverse possibilità.


Millelibri. Non è stato difficile richiamare alla mente una sensazione vicina a quella espressa dalla parola di Sara e alla possibilità di questo riconoscimento è giunta in soccorso proprio una reminiscenza poetica. Capita spesso di osservare che intere poesie nascano quasi per compensare un vuoto della lingua, una parola mancante o uno stato d’animo che comprende una gamma di sfumature tale che si rende difficile concentrarla in un solo vocabolo. Così, in un meraviglioso haiku di Lawrence Ferlinghetti:

Buddhist Haiku

Woke up and kissed the flowers
and they turned to me
with an: Ah!

Succedono molte cose nell’arco di un attimo, nel giro dei pochi versi di questa poesia: il risveglio, la nascita al nuovo giorno di chi scrive, i fiori baciati quasi nell’atto stesso degli occhi che si aprono. Tutto accade in un brevissimo lasso temporale, in cui emozione e sorpresa si confondono. La sequenza dei verbi è così serrata da diventare quasi un gesto solo. Si può provare a immaginare gli aggettivi come azioni che si impongono e si fissano nello spazio e nel tempo; verbi così potenti che perdono la loro dinamicità e si trasformano in sostanze più stabili: diventano cristalli, nomi. I fiori baciati appaiono tanto felici e sorpresi dall’improvvisa sollecitudine amorosa che si rivolgono nell’ultimo verso con un sospiro di gioia e di stupore. Il poeta rende splendidamente questo stato d’animo toccando una vetta espressiva e producendo un esito fonico, a tutti gli effetti, intraducibile. I fiori della poesia di Ferlinghetti potrebbero forse essere definiti così: eccezionati.